Perchè ricordare?
Perché ricordare?
«Perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare? Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue; quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico, si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'è il Lager, il campo di sterminio»
(Vittorio Foa, introduzione a Primo Levi, Se questo è un uomo)

Il Male appare più evidente quando assume forme estreme e agite da altri. In quel caso, è facile riconoscere quanto sia orribile e contrasti con il nostro essere umani. Ma per poter sperare in un mondo libero dal male, occorre comprendere come esso, molto prima delle sue forme eclatanti, possa trovare un piccolo spazio in noi, in forme apparentemente innocue.
Il male è reso possibile dalla indifferenza: quando il dolore di un altro mi lascia indifferente perché non è mio. Quando, invece di sentirsi compagni nel vivere su questa palla verde e azzurra, ci si sente noi e gli altri.
L'indifferenza, diversamente dai delitti e dagli stermini, non è mai eclatante e può passare inosservata. Non dà sensazioni forti, perché è più che altro una mancanza di certe sensazioni – di interesse per l'altro, di comprendere come si sente, di averlo a cuore. Il suo ingresso non si fa notare più di tanto – ma è il presupposto fondamentale per la possibilità di fare male o di lasciare che altri lo facciano.
Quindi la cura, anzi la vaccinazione preventiva contro il Male, è assicurarsi che il nostro cuore sia collegato. Sempre. Sia di fronte a una persona dello stesso colore, sia di un colore diverso. Sia di una religione, sia di un'altra. Di fronte a belli e brutti, piccoli e grandi, atleti e zoppi, fortunati e sfortunati, deboli e forti. Tutti, come noi, umani. Con un simile desiderio di vivere, di essere felici, e di poter vivere liberi dalla paura.

E come la vaccinazione si serve dello stesso agente patogeno che porta la malattia, solamente inattivato, anche la vaccinazione preventiva contro il Male passa dal tornare periodicamente a incontrarlo – tramite il ricordo – perché si provochi in noi, nel nostro cuore, una risposta che è come la risposta immunitaria. Una reazione, un respingimento, un no. Per questo non dimenticare, ma ricordare: quel tanto che basta per sentire che di fronte al male il nostro cuore dice: no.
Allora, forse, quella malattia non ci prenderà mai.
Ecco perché il 27 gennaio tutte le classi della scuola secondaria di primo grado di Negrar si sono riunite un’ora per ricordare la Shoah, lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei da parte del regime nazista: per riunire le nostre forze ed imparare tutti insieme a non essere indifferenti. MAI.






